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D-chiro-inositolo, la nutracetica al servizio della salute

D-chiro-inositolo, la nutracetica al servizio della salute

Gli inositoli sono polioli esaciclici, più semplicemente fanno parte del complesso vitaminico del gruppo B. La famiglia degli inositoli si compone di nove stereoisomeri di cui il più funzionale è il D-chiro-inositolo. Studi biochimici hanno dimostrato che questo stereoisomero è specificatamente coinvolto nella corretta attivazione del recettore per l’insulina nonché nella trasduzione del messaggio (secondo messaggero) in grado di attivare i processi metabolici endocellulari della glicolisi. Il ricorso a farmaci insulino-sensibilizzanti per il trattamento della PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) caratterizzata da sindrome dismetabolica con insulinoresistenza compensatoria è ad oggi molto frequente. Negli ultimi anni l’attenzione del mondo scientifico e industriale verso lo studio di nuovi approcci preventivi e terapeutici ha generato la scoperta di sostanze naturali in grado, in alternativa al farmaco o ad esso associato, di migliorare la risposta al bisogno di salute della popolazione.

Non tutte le sostanze naturali contenute negli integratori alimentari rispondono ad adeguati standard qualitativi e non tutti godono del plauso delle comunità scientifiche. Di contro, molte sostanze naturali per mancanza di studi scientifici adeguati, sono ancora poco sfruttate per mancanza di credibilità relativamente alla loro efficacia. È, pertanto, indispensabile affidarsi al consiglio del medico che più di qualsiasi altro è in grado di scegliere l’ingrediente attivo più efficace per soddisfare le esigenze terapeutiche dei pazienti.

In un contesto così variegato, tra gli ingredienti attivi più efficaci che ”prepotentemente” sono entrati nella pratica clinica spiccano, per efficacia e tollerabilità, gli Inositoli. Essi sono presenti in natura sotto forma di vari isomeri: cis-inostitoloepi-inositoloallo-inositoloneo-inositolomyo-inositolo, muco-inositoloscillo-inositoloL-chiro-inositoloD-chiro-inositolo.

Le evidenze scientifiche più convincenti e i migliori risultati clinici si sono ottenuti con il D-chiro-Inositolo (DCI)

Anche se molto simile ad uno zucchero, chimicamente è un poliolo carbociclico. Il nostro organismo produce elevate quantità di myo-inositolo che grazie ad un enzima, l’epimerasi, viene trasformato in D-chiro-inositolo (DCI), forma biologicamente attiva. Diversi studi internazionali hanno dimostrato che un deficit di DCI riveste un ruolo importante nella patogenesi dell’insulino resistenza nel DM2 e, soprattutto, nella PCOS. Nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) si rinvengono ridotti livelli plasmatici di DCI. A fronte di una riduzione significativa dei livelli di DCI, il myo-inositolo non è invece diminuito. Questo disequilibrio è da attribuire ad una ridotta conversione, per deficit dell’epimerasi, del myo-inositolo in DCI, al quale può corrispondere un aumentato catabolismo di quest’ultimo prima della filtrazione renale. I livelli di D-chiro-inositolo (DCI) si associano, in modo inversamente proporzionale, alla sensibilità insulinica.

Una revisione sistematica ha valutato l’efficacia di molecole insulino-sensibilizzanti in donne con PCOS. Gli studi clinici hanno dimostrato che la somministrazione di DCI, in donne sia obese che magre affette da PCOS con sindrome dismetabolica caratterizzata da insulinoresistenza compensatoria, è stata in grado ripristinare la fisiologica regolarità ovulatoria, ridurre significativamente la pressione arteriosa, i trigliceridi, l’insulina e il testosterone libero.

Inoltre, recentemente, prendendo spunto da uno studio condotto da Collabase-Urrutia E et al. Toxicology 2010 (Elsevier) nel quale si attribuiva al DCI una spiccata attività antiradicalica nei confronti delle specie reattive dell’ossigeno, è stato condotto uno studio che ha dimostrato come questo fosfoglicano sia in grado di contrastare lo stress ossidativo a carico delle proteine presenti nel liquido follicolare di donne affette da PCOS con età superiore a 35 anni sottoposte a trattamento con gonadotropine. A seguito dell’attività antiradicalica la qualità oocitaria delle pazienti trattate è migliorata significativamente.

Bibliografia
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